IL TERRITORIO di San Sosti
alla scoperta delle incantevoli bellezze naturali: suggestioni raccontate attraverso le immagini e brevi descrizioni di un patrimonio naturale tutto da vivere...
FLORA E FAUNA



agrifoglio
ginestra
mirto
orchidea una cascata "sotto casa", quasi nell'abitato di San Sosti da vedere quale tappa verso il Santuario del Pettoruto...
(Cascata di "Frà Giovanni" in località Badia)




lupo picchio nero aquila reale salamandrina
Peonia pellegrina.
Gli antichi greci dedicarono questo fiore importante al medico
degli dei, Peone, e
ne utilizzarono la radice per curare l'epilessia.
Gentiana
verna. E' una delle specie più note, diffusa su
tutto l'arco alpino
ed in alcuni tratti della catena appenninica. E' alta non
più di 10 cm. Gentiana
lutea.
Può raggiungere 1,5 m di
altezza. Dalla
sua radice a fittone si estraggono diverse sostanze dalle
proprietà medicamentose; in particolare, gli
estratti
di Gentiana hanno proprietà
toniche e favoriscono le
funzioni
gastriche. Saxifraga marginata.
Il nome si deve all'antica credenza che la pianta, che spesso
cresce tra le spaccature delle rocce, fosse in grado di rompere la
pietra. Pulsatilla alpina. Predilige i terreni calcarei e cresce soprattutto su prati poveri e scarpate sassose. Corbezzolo (arbutus unedo). Deve il suo nome alla locuzione latina unum edo, "ne mangio uno", poichè
i frutti sono piuttosto insipidi e di conseguenza non invogliano al
consumo. Dai fiori si ricava un miele dal sapore amaro. Lentisco.
Pianta arbustiva dello stesso genere del pistacchio. Le piante
femminili recano soltanto i fiori con pistillo, quelle maschili
soltanto i fiori con stami. Dal frutto, piccolo, si ottiene una resina
aromatica. Agrifoglio (iles aquifolium).
Ha foglie coriacee e resistenti, con margini spinosi o lisci, a seconda
che si trovino sui rami più bassi o sui germogli. E' una pianta
dioica: i fiori maschili e quelli femminili crescono su individui
diversi. Ginestra.
Pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle papilionacee.
Fiori piccoli e gialli; dal fusto si ricava una fibra dalle
proprietà isolanti, che la rendono un efficace sostituto di
materiali come amianto e lana di vetro. Mirto. Detto
anche Mortella, è un arbusto ramoso sempreverde con foglie ovate
e aguzze, fiori bianchi e bacche nero-bluastre che maturano tra
settembre e novembre; vengono utilizzati nella preparazione di un
caratteristico liquore. Alcune parti della pianta sono utilizzate per
l'estrazione di oli essenziali. Rappresenta assieme al lentisco la
specie predominante dello strato arbustivo della macchia mediterranea.
Driomio Calabrese (Driomys nitedula ssp. aspromontis) piccolo roditore; non è assurto a simbolo del Parco Nazionale del Pollino solo per il fatto di essere stato rinvenuto per la prima volta, nel 1963 da von Lehmann, nel vicino Aspromonte. Il Lupo. Appartiene alla famiglia dei canidi. Dentatura potente, coda cespugliosa e pupille rotonde. La popolazione del lupo nel Parco Nazionale del Pollino è stimata in 30-50 esemplari. Il Gatto Sevatico. Della famiglia dei felidi. E' più grande e robusto del gatto domestico, con una coda più corta e più grossa. Conduce un'esistenza ritirata e notturna e quindi vederlo costituisce avvenimento più unico che raro. A rischio di estinzione. Il Picchio nero. Il corpo tutto nero, l'occhio bianco-avorio, una macchia sul vertice del capo (ridotta nella femmina a una pezza sulla nuca), una voce squillante: il picchio nero, il più grosso picchio europeo. Per vederlo bisogna addentrarsi nei posti più remoti e solitari, tra ceppi e tronchi marcescenti, dove l'uccello cerca le larve degli insetti, e grandi alberi in cui scavare a colpi di becco la cavità del nido. Il Falco Pellegrino. Uccello rapace appartenente alla famiglia dei falconidi. Le sue dimensioni variano tra i 38 e i 50 cm, con la femmina nettamente più grande del maschio. Vola agilmente alternando tratti di volo sostenuto a volteggi e picchiate. Fin dall'antichità viene addestrato come uccello da caccia in falconeria. L'Aquila reale. Uccello rapace incluso nell'ordine dei falconiformi. Monogamo, come tutti gli animali superiori, genera pochi piccoli e, il maschio, si prende cura dei piccoli fin dalla schiusa. La femmina resta all'interno o nei dintorni del nido finchè i piccoli non mettono le penne;solo dopo riprende la caccia.Rarissimo, ne restano quattro coppie. Colubro di Esculapio. Serpente innocuo che simbolizzava il dio greco della medicina, Esculapio. E' raffigurato intorno al caduceo, adottato come emblema della professione medica. Venivano tenuti nei templi-ospedali della Grecia antica e, più tardi, anche dai romani per onorare il dio della medicina. Classificato come Elaphe longissima nella famiglia dei colubridi, dell'ordine degli squamati. Trota Fario. Nota come trota di montagna o di fiume, si riconosce per i punti rossi che reca sullo sfondo argentato dei fianchi. Appartiene al genere Salmo della famiglia dei salmonidi.
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