panorama di san sosti

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Il Territorio

E' caratterizzato da una bellezza aspra e coinvolgente soprattutto per gli amanti della natura nella sua dimensione più intima e autentica. Attraversato dalle acque del fiume Rosa è circondato da numerosi monti: la Mula (1943), la Muletta (1717), la Montea (1825), Monte Alto, il Campo (1563) e altri. Meta di escursionisti e paradiso per cercatori di funghi porcini e la pregiata amanita caesarea, è il posto ideale per tutte le famiglie per trascorrere una giornata serena e tranquilla nelle aree all'uopo preposte e nei posti che la curiosità e le gambe buone permetteranno di raggiungere.



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FLORA

FAUNA



logo parco nazionale del pollino

Istituito  con  leggi 11/03/88, n. 67, 28/08/89, n. 305, D.M. 31/12/90  e D.P.R.  15/11/93, ha una superficie di 192.565  ettari.      I Comuni compresi nel parco sono 56,  32 calabresi e 24 lucani.

La  superficie  del territorio di S. Sosti ricadente nel parco è di ha 2.198 e la percentuale rispetto all' intero territorio comunale  è  del 58,12%.  

La  ricchezza  e  la qualità  della  flora   e  della  fauna  rappresentano  i motivi fondamentali che  hanno  portato alla istituzione  del parco  che  ha  il compito di  tutelare le specie presenti e proteggerle  per le generazioni future.
      

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FLORA

FAUNA

IL TERRITORIO di San Sosti

alla scoperta delle incantevoli bellezze naturali: suggestioni raccontate attraverso le immagini e brevi descrizioni di un patrimonio naturale tutto da vivere...

FLORA E FAUNA

agrifoglioginestramirtoorchidea spontanea    agrifoglio                ginestra                   mirto                     orchidea

 una cascata "sotto casa", quasi nell'abitato di San Sosti da vedere quale tappa verso il Santuario del  Pettoruto...

cascata di fra giovanni in località Badia

(Cascata di "Frà Giovanni" in località Badia)

lupopicchio neroaquila realesalamandrina dagli occhiali

            lupo                  picchio nero           aquila reale       salamandrina

Peonia pellegrina. Gli antichi greci dedicarono questo fiore importante al medico degli dei, Peone, e ne utilizzarono la radice per curare l'epilessia.  
Gentiana verna. E' una delle specie più note, diffusa su tutto l'arco alpino ed in alcuni tratti della catena appenninica. E' alta non più di 10 cm. Gentiana lutea. Può  raggiungere 1,5 m  di  altezza. Dalla  sua radice a fittone si estraggono diverse sostanze dalle proprietà medicamentose; in particolare, gli estratti di Gentiana  hanno  proprietà   toniche  e favoriscono  le  funzioni gastriche. Saxifraga marginata. Il nome si deve all'antica credenza che la pianta,  che spesso cresce tra le spaccature delle rocce, fosse in grado di rompere la pietra. Pulsatilla alpina. Predilige i terreni calcarei e cresce soprattutto su prati poveri e scarpate sassose. Corbezzolo (arbutus unedo). Deve il suo nome alla locuzione latina unum edo, "ne mangio uno", poichè i frutti sono piuttosto insipidi e di conseguenza non invogliano al consumo. Dai fiori si ricava un miele dal sapore amaro. Lentisco. Pianta arbustiva dello stesso genere del pistacchio. Le piante femminili recano soltanto i fiori con pistillo, quelle maschili soltanto i fiori con stami. Dal frutto, piccolo, si ottiene una resina aromatica. Agrifoglio (iles aquifolium). Ha foglie coriacee e resistenti, con margini spinosi o lisci, a seconda che si trovino sui rami più bassi o sui germogli. E' una pianta dioica: i fiori maschili e quelli femminili crescono su individui diversi. Ginestra.  Pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle papilionacee. Fiori piccoli e gialli; dal fusto si ricava una fibra dalle proprietà isolanti, che la rendono un efficace sostituto di materiali come amianto e lana di vetro. Mirto. Detto anche Mortella, è un arbusto ramoso sempreverde con foglie ovate e aguzze, fiori bianchi e bacche nero-bluastre che maturano tra settembre e novembre; vengono utilizzati nella preparazione di un caratteristico liquore. Alcune parti della pianta sono utilizzate per l'estrazione di oli essenziali. Rappresenta assieme al lentisco la specie predominante dello strato arbustivo della macchia mediterranea.

Driomio Calabrese (Driomys nitedula ssp. aspromontis) piccolo roditore; non è assurto a simbolo del Parco Nazionale del Pollino solo per il fatto di essere stato rinvenuto per la prima volta, nel 1963 da von Lehmann, nel vicino Aspromonte. Il Lupo. Appartiene  alla  famiglia dei canidi. Dentatura potente,  coda cespugliosa  e  pupille  rotonde. La popolazione del lupo nel  Parco Nazionale del  Pollino è stimata  in  30-50 esemplari. Il Gatto Sevatico. Della famiglia  dei  felidi. E' più grande e robusto del  gatto domestico, con una coda più corta e  più grossa. Conduce un'esistenza   ritirata   e notturna  e   quindi vederlo  costituisce avvenimento più  unico che raro. A rischio di estinzione. Il Picchio nero. Il corpo tutto nero,  l'occhio bianco-avorio, una  macchia sul vertice del capo (ridotta nella femmina a una pezza sulla nuca), una  voce squillante: il picchio nero, il  più grosso picchio  europeo.  Per  vederlo bisogna addentrarsi  nei  posti  più remoti  e solitari, tra   ceppi e tronchi marcescenti, dove  l'uccello cerca  le  larve degli insetti, e grandi alberi in cui scavare a colpi di becco la  cavità  del  nido.  Il Falco Pellegrino. Uccello  rapace   appartenente alla famiglia dei falconidi. Le sue dimensioni variano  tra  i  38  e  i  50 cm, con  la femmina nettamente più  grande  del maschio. Vola  agilmente  alternando  tratti  di  volo   sostenuto  a  volteggi   e   picchiate.  Fin   dall'antichità viene addestrato  come uccello  da caccia in  falconeria. L'Aquila reale.  Uccello rapace incluso  nell'ordine  dei   falconiformi. Monogamo,  come  tutti  gli  animali  superiori,  genera pochi piccoli e, il maschio, si  prende cura  dei  piccoli fin dalla schiusa. La femmina resta all'interno o nei dintorni del nido finchè i piccoli non mettono le penne;solo dopo riprende la caccia.Rarissimo, ne restano quattro coppie. Colubro di Esculapio. Serpente innocuo che simbolizzava il dio greco della medicina, Esculapio. E' raffigurato intorno al caduceo, adottato come emblema della professione medica. Venivano tenuti nei templi-ospedali della Grecia antica e, più tardi, anche dai romani per onorare il dio della medicina. Classificato come Elaphe longissima nella famiglia dei colubridi, dell'ordine degli squamati. Trota Fario. Nota come trota di montagna o di fiume, si riconosce per i punti rossi che reca sullo sfondo argentato dei fianchi. Appartiene al genere Salmo della famiglia dei salmonidi.


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